Nu Punk o Post-Nu-Punk?

Idles, Shame e Fontaines D.C., Inghilterra, Irlanda e Usa ri-scoprono il Punk con chitarre distorte, testi esplosivi e un pizzico di New-Wave.

Insofferenza ai sistemi capitalistici, forte intenzione di conferire nuova dignità e maggiore spessore artistico a quei fenomeni musicali intrappolati dalle major all’interno di vaghe categorizzazioni, sfiducia nei confronti di queste ultime e in prossimità di ideali relativi alla produzione indipendente e all’etica del DIY (do it yourself).
Tutti principi e caratteristiche ricorrenti negli anni e che vanno a costituire il comune denominatore di quella poetica artistico-musicale definita post-punk, filone eterogeneo nelle forme e negli approcci ma coeso e solido nei suoi ideali e obiettivi già dai primi albori, dalle ceneri di quel “punk rock” da cui vennero prese subito le distanze.
Infatti è proprio dalle categorie che questi artisti si allontaneranno, rendendo il rock e il punk unicamente dei contesti storico-culturali dai quali attingere e nei quali avere un più ampio margine d’azione ed è con la mescolanza tra musica e altri ambienti dell’arte che questa operazione avviene.
L’incontro con le arti visive e con i contesti multimediali, l’appropriazione di tecniche di registrazione e composizione proprie della musica concreta  e della sperimentazione elettroacustica, come l’utilizzo del nastro magnetico e la manipolazione elettronica, la drammaturgia e la performance teatrale, il tutto inserito in un’ottica critica alle grandi narrazioni della modernità.

L’atteggiamento spesso iconoclasta (soprattutto agli inizi), secondo il quale contenuti radicali esigono forme radicali, spinge questi artisti verso dimensioni avanguardiste, facendo proprie un’estetica di stampo Dada e una poetica ricollocabile all’interno di una filosofia postmodernista.
Questi gli approcci messi in atto da un panorama estremamente eclettico di artisti che tra gli anni ’70 e ’80, in Gran Bretagna e negli USA, ha visto come protagonisti innumerevoli personalità tra cui i Public Image Ltd, fondati da Johnny Rotten, ex cantante dei Sex Pistols.
Il gruppo, nato a Londra nel 1978, determina il declino del punk e la nascita effettiva di un nuovo movimento, già anticipato dai Siouxsie And The Banshees, considerati i precursori dello stesso e fonte d’ispirazione per altre band, celebri esponenti di questo movimento, quali i Joy Division e i The Cure. Intanto in America si sviluppava un diverso filone di questa corrente, ispirato dalla rivoluzione industriale, che implementava linguaggi propri dell’arte concettuale, della musica concreta oltre a forme testuali non convenzionali. Tra i primi gruppi ad emergere troviamo i Mission of Burman e i Talking Heads, che cercarono di combinare elementi del punk tradizionale con elementi assimilabili ad una maggiore sensibilità artistica, giungendo perfino ad una collaborazione con Brian Eno nel 1978. Da questa collaborazione emerse una forte influenza Dada, sonorità elettroniche e poliritmiche.

Nonostante la grande fama che il post-punk ha acquisito fino ai primi anni ’80, dal 1984 cominciò a subire un declino causato dal mercato discografico. I testi sovversivi e anticonformisti cominciarono ad essere un problema per l’industria discografica ed un numero di artisti sempre maggiore ne prese le distanze, iniziando ad omologarsi alle richieste delle major. La nascita di MTV e la veicolazione di informazioni attraverso canali multimediali di diffusione di massa, come la televisione, fecero in modo di manipolare il mercato discografico e la sua fruizione. Tra questi infatti emersero principalmente generi come il synthpop, l’hip hop, il post britpop e il nu metal.
La prima generazione post-punk volse quindi al declino per dare spazio alla seconda, quella di fine anni ’90 e inizio 2000 che coniò un nuovo termine di identificazione, quale il revival post-punk, un genere ispirato alle sonorità del garage rock, della new wave e del punk anni’70-’80. Questo ebbe però vita breve poiché molti gruppi si sciolsero nei primi anni 2000. Furono pochi quelli che riuscirono a sopravvivere e lo fecero solo attraverso tour mondiali e spettacoli dal vivo. Tra questi gli Arctic Monkeys che grazie all’uscita del loro primo album indipendente online, riscossero un enorme successo, riuscendo ad imporsi sulla scena come esponenti di fama internazionale.
Il genere però non si ferma alla seconda generazione, in quanto una terza ha deciso di rispolverare i suoni e gli intenti delle origini, riuscendo a riscuotere successi fino ad oggi. La triade rappresentativa di questa ondata, che va dal 2010 ad oggi, è composta da Idles, Shame e Fontaines D.C.

Gli Idles sono una band post-punk nata a Bristol nel 2009, per iniziativa del cantante Joe Talbot e del bassista Adam Devonshire, conosciutisi in college a Exeter. Dopo aver sviluppato l’iniziativa di fondare un club, chiamato The Batcave, in cui veniva diffusa principalmente musica indie, decisero di avviare un progetto musicale indipendente che riprendesse le sonorità del post-punk, dell’hardrock e che trattasse tematiche di interesse globale, come la politica e l’ambiente, oltre a questioni di interesse personale, come la perdita della figlia del cantante o la morte di sua madre. Ne emergono importanti influenze come un richiamo agli esordi degli U2, alla new wave e al post hardcore. Il gruppo, dopo un primo ep acerbo ed un secondo, nel quale ricerca una propria affermata identità, aggiungendo alla formazione una seconda chitarra e una batteria, giunge all’album di maturità artistica che li porterà ad aprire i concerti alla O2 Arena dei Foo Fighters e dei Maccabees.
Il frontman rifiuta totalmente l’idea di essere categorizzato post-punk e si definisce Heavy post-punk poiché, pur sostenendo che voce e chitarra siano affini a questo genere musicale, preferisce non avere etichette.



Diversi sono gli Shame, i quali, nonostante i vocalizzi del punk, hanno un approccio più low-fi, uno stile riflessivo e trasognato a la Joy Division. L’ultimo disco, uscito a gennaio 2021, ha un’impronta più indie, vicina al revival post-punk degli anni ’90, discostandosi inoltre dalle sonorità forti prodotte dagli Idles e da quelle dark del disco precedente.



I Fontaines D.C. invece sono attivi nella scena dal 2017, nascono come poeti e dopo svariate pubblicazioni di raccolte di poesie decidono sia giusto musicare i propri prodotti. Con l’album di esordio “Dogrel” si candidano perfino per il premio Mercury e vengono nominati dalla Rough Trade Records e dalla BBC Radio 6 music come miglior disco del 2019.  Le tematiche trattano della loro terra d’origine, ossia l’Irlanda, Dublino nello specifico, delle sue vicende e tradizioni più remote o come ambiente di racconti descritti, scritti e cantati accuratamente dall’autore. Nel 2020 esce il nuovo album, composto da diverse sonorità e da disparate influenze, il quale lascia però trasparire l’identità della band. Le maggiori influenze sono di matrice new wave, evidenti soprattutto quelle dei Clash, per l’inclinazione melodica, alla quale fanno perfino riferimento in una canzone (Sha Sha Sha) attraverso il giro di basso.