Jonathan Wilson – Rare Birds

cd rare birds j.wilsonJonathan Wilson
Rare Birds
2018 – BELLA UNION

Tra i  dischi più attesi del 2018; il nuovo lavoro di Jonathan Wilson il songwriter nato in North Carolina.
Gia membro della band Muscadine con i quali ha inciso 2 lp con scarso successo, torna sugli scaffali dei negozi fisici e virtuali con il nuovo ‘Rare Birds‘ dopo i due eccellenti lavori tanto osannati dalla critica; ‘Gentle Spirit‘ del 2011 e sopratutto ‘Fanfare‘ del 2013.

Il polistrunmentista americano che si è definitivamente trasferito nella più ‘stimolante’ Los Angeles ha avuto modo di comporre musica e
testi del nuovo lavoro durante le poche pause della prima parte della tournee (Us+them) con Roger Waters e dopo aver prestato la chitarra nel’ultimo disco dello storico bassista dei Pink FloydIs this life is really want“.

Ormai molto conosciuto nell’ambiente è riuscito ad avvalersi, delle preziose collaborazioni del guru della musica new age Edward Larry Gordon meglio conosciuto come Laraaji, della giovane cantante Lana del Rey e dell’ex Fleet Foxes Father John Misty.
L’album, della durata di circa 80 minuti,  molto pretenzioso, è un vero e proprio vaso di Pandora, una miscela esplosiva di folk, pop, ma anche progressive-rock.
Un progressive  ricco di synth e drum machine molto semplice e immediato, con brani ampi, quasi sempre molto orecchiabili, ma zeppi di lampi e
architetture musicali definite con qualche spruzzata di sax, parti orchestrali dosate sapientemente all’interno dei singoli brani.
L’intero lavoro è sicuramente influenzato dalle sonorità della New Vawe degli anni ottanta, come del resto lo sono anche gli ultimi dischi
degli autori con cui ha collaborato, Roger Waters in primis, ma anche dalle ultime tendenze discografiche, come ad esempio il suo omonimo
Wilson, lo Steven che sta riscuotendo tanto successo negli ultimi anni.

Di dubbio gusto, invece, la copertina del disco, ispirata molto probabilmente, alle ‘iconografie rinascimentali’ di ‘Second Life’ il mondo virtuale creato da Philip Roshdale nel 2003; mondo dove anche io avevo un mio avatar e credo sia ancora li ‘dormiente’ insieme a qualche oggetto dimenticato…
Il disco merita più di un ascolto, per cogliere tutte le sfaccettature e gli ingredienti, per questo motivo gli ottanta minuti di durata sono francamente troppi per mantenere al massimo l’attenzione dell’ascoltatore; ma oggi chi ascolta più un disco interamente senza utilizzare il tasto skip?

Il singolo estratto: Over the Midnight

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